Un’indagine e un osservatorio per controllare il prezzo del latte per l’infanzia: sono queste le misure che intende adottare il garante per la sorveglianza dei prezzi, Antonio Lirosi, in seguito alle segnalazioni – effettuate dai cittadini al numero verde 800.955959 di Unioncamere – sui rincari del latte artificiale, in percentuali variabili dal dieci fino a oltre il trenta per cento. La decisione è stata presa al termine di un vertice con tutte le parti che rappresentano la filiera: la grande distribuzione, Federfarma, Associazione nazionale parafarmacie italiane e Associazione italiana industrie prodotti alimentari (Aiipa).
“Al momento – ha affermato Mister Prezzi – sembra confermato l’aumento dei prezzi della maggior parte dei latti delle marche più vendute. Le prime indicazioni, ha sottolineato, ci danno una conferma di aumenti in Italia superiori agli altri paesi europei in presenza di un aumento dei costi della materia prima, e l’Aiipa non ha fornito elementi e spiegazioni convincenti al riguardo”. Il garante ha comunque ricordato che ci sono prodotti che non hanno aumentato i prezzi. In particolare si tratta di Nipiol e Dieterba i cui listini non hanno subito nessun rincaro da oltre un anno.
Le misure annunciate da Lirosi sono state accolte con favore dalle associazioni dei consumatori:
“L’indagine di Mister Prezzi sul latte artificiale – ha precisato il Movimento Difesa del Cittadino – è opportuna perché nonostante gli interventi dell’Antitrust e le denunce dei consumatori fatte ormai da anni, continua ad esserci una differenza di prezzo enorme tra il latte artificiale venduto in Italia e le stesse specialità delle stesse aziende venute in altri Paesi, come la Francia, la Svizzera, la Slovenia”.
“Per quanto attiene al latte per l’infanzia – afferma Rossella Miracapillo, responsabile dell’Osservatorio Farmaci & Salute del Movimento Consumatori – bisogna sorvegliare in modo stretto e serrato per evitare le drammatiche speculazioni del passato. Ricordiamo che il prezzo del latte in polvere era determinato dallo ‘scarico’ sul latte delle spese di marketing spinto che hanno portato negli anni ad azzerare l’allattamento materno, per favorire l’errata cultura in cui il latte in polvere era il meglio che si potesse dare ai propri figli, anche forzando sull’informazione data alle puerpere da parte di ospedali e pediatri”.
Anche i pediatri hanno vuluto dire la loro: secondo il presidente della Federazione italiana dei medici pediatri (Fimp), Giuseppe Mele, i dottori “non possono o non devono farsi condizionare dal fattore prezzo quando prescrivono un latte per l’infanzia”.
Dal canto suo, Federfarma ha lanciato la seguente proposta al ministero della salute: mettere a punto una lista di latti per l’infanzia equivalenti rispetto a quelli di marca, attuando lo stesso principio adottato per i farmaci generici. “Una soluzione – ha precisato il presidente di Federfarma, Giorgio Siri – porterebbe ad un abbassamento dei costi. Anche se il problema è relativo, poiché il 90% delle vendite delle farmacie si concentra su un latte di importazione dal costo contenuto, al di sotto dei 10 euro per una confezione da 900 grammi, contro i 20-30 euro per confezioni da 800 grammi di latti di marca”.
Sul concorrente più formidabile del biberon, il latte materno, nemmeno un accenno.
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