Stanno partendo, in alcune regioni italiane, le campagne di vaccinazione contro il Papillomavirus, l’infezione che può provocare il cancro all’utero. Si tratta di vaccini inattivati che hanno dimostrato di ridurre le lesioni precancerose al collo dell’utero, tuttavia permangono alcuni dubbi: sulla reale efficacia nel ridurre l’incidenza di cancro del collo dell’utero, sull’efficacia a lungo termine e sulla sicurezza dei due vaccini in commercio; sull’assenza di indicazioni precise sulla strategia vaccinale da parte del ministero della Salute; sui i costi del vaccino troppo elevati.
Tali dubbi sono stati raccolti da Dialogo sui Farmaci – rivista di aggiornamento e di informazione indipendente per medici di famiglia, pediatri, farmacisti e quanti operano in Sanità – che si propone di rispondere al bisogno di documentazione clinico-terapeutica fornendo un’informazione indipendente, attendibile e facilmente trasferibile nella pratica quotidiana.
Ecco, punto per punto, le argomentazioni critiche sollevate dalla rivista:
Efficacia e sicurezza non ben definite. Gli studi sui vaccini in commercio (Gardasil e Cervarix) hanno la durata di 4-5 anni, pochi rispetto al tempo (oltre i 10 anni) che intercorre tra l’infezione da Hpv e l’insorgenza del cancro all’utero. Attualmente l’unica certezza è che la vaccinazione potrebbe ridurre il rischio di lesioni precancerose. Quanto prevenga davvero lo sviluppo del cancro si saprà tra una ventina d’anni, quando si comincerà a valutare l’effettiva diminuzione dell’incidenza della malattia nelle ragazze che si stanno vaccinando oggi. Intanto, alle reti di farmacovigilanza, che registrano le reazioni avverse ai farmaci, riguardo al Gardasil arrivano molte segnalazioni di effetti indesiderati, alcuni gravi. Ci sono dubbi anche sull’effettiva equivalenza tra i due vaccini in commercio. A differenza del Gardasil, il primo in commercio, il Cervarix ha dimostrato un’efficacia non significativa contro il genotipo 18 dell’Hpv (tra i 40 tipi di papillomavirus quelli accusati di provocare il cancro della cervice sono il 16 e il 18, coperti per l’appunto dai vaccini).
Linee guida incerte. L’offerta attiva e gratuita della vaccinazione anti-Hpv è prevista per le bambine di 12 anni ed è stata affidata alle regioni, ma il contributo economico da parte dello Stato è parziale ed è limitato alle sole dodicenni. Come faranno le amministrazioni, soprattutto quelle che estenderanno l’offerta ad altre classi di età, a sostenere i costi della vaccinazione? Mancano da parte del ministero della Salute (a differenza di quanto è accaduto in Francia) dei chiari indirizzi per la scelta dei due vaccini da parte delle Regioni acquirenti. Inoltre la strategia vaccinale di offerta è disomogenea: alcune regioni per esempio raccomandano di somministrare il vaccino per l’Hpv da solo, altre ritengono inutile la precauzione e lo associano ad altri vaccini. E ancora: chi non ha dodici anni deve acquistare il vaccino in farmacia (con la prescrizione medica). Ma in questo caso chi orienterà i cittadini nella scelta dei due vaccini in commercio? E c’è un altro rischio ancora maggiore, l’attenzione sulla vaccinazione di massa potrebbe mettere in secondo piano i controlli citologici di routine (il Pap test), che invece sono basilari per la prevenzione del cancro all’utero. Un abbassamento della guardia, potrebbe indurre le donne vaccinate a trascurare l’appuntamento con il Pap test, magari con l’erronea convinzione di essere immuni dalla malattia. Il vaccino infatti affianca, ma non sostituisce, lo screening periodico con il Pap test, attualmente raccomandato per le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni, che ha già portato negli anni a una drastica riduzione del carcinoma.
Costi elevati. Tra i vaccini in commercio quello per l’Hpv ha il prezzo più elevato. Costa al pubblico da 470 a 515 € per ciclo completo, a seconda del prodotto acquistato. Per fare un raffronto, la vaccinazione completa contro il meningococco C costa 57 € euro e quella contro lo pneumococco 281 €. È vero che il Servizio sanitario nazionale ha diritto allo sconto da parte delle Aziende, ma il prezzo è comunque elevato. Anche se per le ragazze sotto i 26 anni, che non rientrano nel target della campagna di vaccinazione, il vaccino è disponibile presso le strutture del Ssn ad un prezzo inferiore al prezzo vendita al pubblico. E che dire dei paesi in via di sviluppo, dove per i costi alti la vaccinazione non sarà mai realtà? E pensare che lì il cancro dell’utero è la prima causa di morte per cancro tra le donne, perché mancano i programmi di screening della malattia.
E voi, che ne pensate?
Per approfondimenti:
Vaccinazione Hpv: la campagna del Ministero della Salute
1 risposta finora ↓
lindagrilli // Aprile 18, 2008 a 13:34 |
Sull’argomento ho ricevuto due segnalazioni importanti, che ritengo di dover condividere con i lettori del blog.
La prima arriva da un epidemiologo spagnolo – quasi-papà – che mi ha raccontato delle pressioni esercitate anche nel suo paese dalle case farmaceutiche e dell’impegno di un gruppo di operatori sanitari che ha chiesto una moratoria alla diffusione a tappeto del vaccino Hpv. A questo proposito, ecco due interessanti link (sono in lingua spagnola, ma se mi scrivete vi posso fare avere la traduzione della lettera dell’associazione El CAPS):
http://www.caps.pangea.org/declaracion/
http://www.elpais.com/articulo/salud/Posible/moratoria/vacuna/papiloma/elpepisal/20071106elpepisal_8/Tes
La seconda arriva invece da Luisella Grandori, responsabile ACP (Associazione culturale pediatri) per la prevenzione vaccinale, che mi ha informato come anche l’APeC (Associazione Pediatria di comunità affiliata all’ACP) abbia scritto un lettera aperta per chiedere una riflessione sull’antiHPV. La trovate qui:
http://www.associazionepediatriacomunita.it/vaccino_hpv_invia.htm